STORIA

TOSELLO DI NOME, NON DI COGNOME !

TOSELLO TURINI quarto di sei figli di una coppia di contadini toscani (originari del piccolo paesino del Galleno- vicino a Lucca) decide nel 1936 , allora ventuenne, di partire e “cercare fortuna” lontano dal paese. Già il fratello maggiore (Galliano) era partito per le “Americhe” per migliorare la propria condizione. Toselli e Galliano erano i cognomi di due militari (colonnello il primo e generale il secondo) dei Savoia a cui il nostro bisnonno monarchico aveva dedicato la nascita di due dei suoi figli. Lo stesso nostro nonno Tosello ha poi ereditato dal padre, oltre al nome, anche lo spirito monarchico del padre perché a suo dire “meglio mantenere una famiglia sola che tutti i parenti di quelli che servono per far funzionare una repubblica”. I contadini toscani hanno sempre avuto molta fantasia e poco “ timore di Dio” nella scelta dei nomi dei figli. Se non ci credete basta girovagare per uno qualsiasi dei cimiteri dei paesini toscani, non c’è che l’imbarazzo della scelta tra Vienna, Otello, Aliade, Fosco, ecc… Altro che Primo, Secondo e Ultimo delle famiglie contadine del nord!

UNA FAMIGLIA DI BARISTI- PASTICCERI E GELATAI

Anche nei paesini toscani di origine della famiglia Turini (Tutti nel terriorio di SANTA CROCE SULL’ARNO- PONTEDERA), da contadini alcuni zii e cugini avevano tentato il “salto” di condizione aprendo bar e pasticcerie che negli anni hanno sfamato generazioni di Turini. Il gelato, che nostra madre ha imparato a fare benissimo, è stato per anni un goloso completamento ai pasti toscani e alle pizze preparate dai suoi genitori. Negli anni 50/60 per le vie di Piacenza girava il classico carretto che molti di noi hanno in memoria. La scelta di aprire prima un bar/pasticceria/gelateria (“Bar Turini”, insegna ancora visibile sul Corso Vittorio Emanuele) era caduta su Piacenza perché nostro nonno aveva intuito che essendo città ricchissima di caserme avrebbe potuto avere un bacino di clienti tra i molti militari. L’incontro e la scelta si sono rivelate, nel tempo, fortunate

MA LA PIZZA E' DOLCE O SALATA?

Nostra madre, ragazzina di dieci/dodici anni stava dietro al banco dove si preparavano cecine e pizze. Ci raccontava che spesso entravano nel primo locale aperto ( poco più di una piccola stanza in via Cavour- il corso/passeggio negli anni 50 era da piazza cavalli verso le rive del po’) molti signori che aprendo la porta chiedevano: ma la pizza è dolce o salata? Sembra incredibile ma in quegli anni (1946) non tutti sapevano cosa fosse la pizza e soprattutto era un mangiare ancora largamente sconosciuto al nord. Nostro nonno aveva imparato la ricetta dell’impasto e la realizzazione della pizza da un pizzaiolo romano.
Ancora oggi la ricetta è la stessa e la pizza prodotta (sottile e croccante) infatti è diversa dalla pizza napoletana (più soffice e alta).

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